"I denti"

Aggiornamento: 4 mag 2020

Tommy si era reso conto della gravità della situazione solo da pochi giorni, dopo che al telegiornale era stato ufficializzato l’inasprimento delle misure di contenimento imposte dal Governo.

Il suo comportamento cambiò totalmente nel giro di pochissimo tempo, diventando a dir poco ambiguo.

Ogni giorno lo vedevo che camminava avanti e indietro per casa, con uno sguardo vigile e attento.

“Ti comporti come se il nemico fosse addirittura dentro casa nostra.” gli avevo fatto notare.

“Il nemico è ovunque.” mi aveva risposto lui.

Poi cambiò ancora modus operandi: allo scoccare di ogni ora della giornata, come un soldato in attesa di ordini, andava alla finestra della sala e si metteva, in silenzio, a guardare fuori.

“Perché fai così?” gli avevo chiesto un altro giorno “Cristo Tom, sei inquietante!”

Lui mi aveva lanciato uno sguardo incredulo e non mi aveva risposto, andandosene in bagno e chiudendosi dentro a chiave.

Per la rabbia gli avevo lanciato un libro dietro, mancandolo.

Le cose poi cambiarono ancora e iniziò a trascurare la finestra della sala, per andare, ogni due ore, di fronte allo specchio del bagno.

Rimanendo lì per qualche minuto, con la porta spalancata e i miei occhi fissi su di lui, apriva la bocca e la richiudeva, come per controllare se ci fossero tracce di cibo tra i denti.

Dopo poco più di una settimana, mentre si alzava dal divano per incamminarsi al piano superiore, verso il bagno, gli sbarrai il passaggio.

Mi sentii strana, perché di solito gli lasciavo fare tutto. Anzi, per Dio, ‘tutto’ è dire poco.

Non mi ero mai, e dico mai, presa la briga di condizionare una sua scelta o di mettermi in mezzo ai suoi affari, ma quel giorno lo dovetti fare.

Lui non si accorse di me fin quando non mi si ritrovò addosso.

“Ehi! Che stai facendo?!” sbottò.

“Ti sto fermando.” gli grugnii contro, ma fallendo nel mio tentativo di mostrare fermezza.

Lui mi guardò ancora con quell'espressione. Sembrava un marito messo sotto accusa dalla moglie per un tradimento che aveva tentato di nascondere a lungo.

“Che c’è, eh? Non parli?”

“No, beh, è che mi sembra strano tu faccia così...”

“Che cos'è che trovi strano?”

“Il tuo comportamento.”

“Il mio comportamento?”

“Sì, esattamente.”

“Stessa cosa vale per me: guardati!”

“Di che cosa stai parlando?”

“Non fare il finto tonto. Se continui di questo passo uscirò di testa!”

“Non faccio del male a nessuno...”

“Sì, ok, ma non ha senso, fai cose che...che mi disturbano, ecco.”

“Non capisco cosa tu stia dicendo.”

Gli tirai uno schiaffo. “Ti svegli?”

“Aia! Stronza!” mi urlò. Poi corse su per le scale, come se dovesse portare a termine un incarico più importante della sua stessa vita.


“La situazione è tragica...” dissi qualche giorno dopo, mentre eravamo davanti alla televisione a sentire le notizie del telegiornale.

“Pensi che mamma e papà siano al sicuro?” mi chiese Tommy, con la voce che tremava.

Io affondai il cucchiaino in una vaschetta contenente del gelato alla menta e dissi che sicuramente stavano meglio di noi. “Credo che tra qualche giorno ti potrei conficcare questo cucchiaino nell'occhio, piccolo mio.”

Lo dissi scherzando. Contornai la frase con un buffetto sulla sua guancia, per sottolineare lo sfottò.

“Non mi sarei mai immaginato una convivenza del genere.” mi disse poi.

Risi e aggiunsi che in verità gli volevo bene. Un bene dell’anima.